KL – storia dei campi di concentramento nazisti di Nikolaus Wachsmann, un libro che tutti dovrebbero leggere

Sebbene la saggistica storica rappresenti un genere poco frequentato da buona parte dei lettori, essa non andrebbe disdegnata per almeno due ragioni. La prima è che per suo tramite è possibile conoscere molti aspetti sconosciuti del passato e la seconda è che al suo interno si nascondono, a volte, delle perle.

Copertina dell’edizione italiana

È il caso del libro di cui parlo oggi, KL – Storia dei campi di concentramento nazisti di Nikolaus Wachsmann. Questo è un libro che tutti dovrebbero leggere, se non altro per un dovere storico legato alla memoria di eventi tanto tragici.

Prima di fornire una breve panoramica sul libro, credo sia utile fare una premessa. Generalmente, molte persone conoscono i campi di concentramento nazisti solamente per sentito dire, oppure per aver letto qualche testo di memorialistica sull’Olocausto come, ad esempio, il celeberrimo Se questo è un uomo di Primo Levi.

Fermo restando che la memorialistica sull’Olocausto, e Levi in particolare (del quale io sono un ammiratore incondizionato), sono fondamentali è necessario essere chiari: per chi vuole conoscere a fondo la Germania nazista e in che modo un’ideologia simile abbia potuto affermarsi, tramite Hitler, in modo tanto nefasto, non ci si può limitare a queste pur indispensabili letture. È necessario andare più in là, non solo ampliando il raggio dei libri scelti, ma anche facendo uno sforzo mentale per penetrare la mentalità dell’epoca, in questo caso quella nazista.

Un libro come quello di Nikolaus Wachsmann va proprio in questa direzione. Sarebbe il caso di leggerlo evitando di essere del tutto a digiuno, per quanto riguarda la storia europea e tedesca del XX secolo ma questa resta in ogni caso una lettura consigliata a tutti.

Tre degli uomini più importanti nell’ambito della creazione e gestione dei campi: a sinistra Reinhard Heydrich, a destra Heinrich Himmler e, ancora più a destra, Hitler

Venendo, ora, più direttamente al libro (che indicherò per brevità con la sigla KL del titolo) si tratta di uno studio monumentale sulla storia dei campi nazisti. Come l’autore chiarisce in vari punti del testo, le sua priorità sono il rispetto della complessità della storia, che non si lascia ridurre a semplici formule, e la composizione di un quadro articolato della storia dei campi. È così che Wachsmann fa parlare non soltanto le alte gerarchie del partito nazista, come Himmler, Hitler o Heydrich, ma anche le SS impiegate nei campi e, ovviamente, i prigionieri stessi. In questo modo, emerge un affresco decisamente complesso della situazione, nel quale dichiarazioni e documenti ufficiali si intervallano alle direttive e ai pensieri dei responsabili dei campi e delle semplici guardie, senza mai dimenticare chi viveva l’orrore dei campi sulla sua pelle, i detenuti.

Si vengono, così, a scoprire elementi sconosciuti dell’oscura storia dei campi. Wachsmann, infatti, parte dall’inizio quando, nel 1933, nascono con un certo disordine i primi campi destinati agli oppositori politici, tra i quali specialmente gli iscritti ed attivisti del partito comunista, gli operai orientati politicamente a sinistra, ma anche gli esponenti di più o meno alto rango della SPD, il partito socialista tedesco, che all’epoca rappresentava la parte moderata della sinistra. Lo studio che si dipana sotto i nostri occhi in KL affronta tutte le fasi del dispiegamento del terrore nazista attraverso i campi. Vengono descritte ampiamente sia la pratica della detenzione preventiva a tempo indeterminato (e quindi al di fuori della legge) di chiunque risulti non conforme sia, infine, attraverso un percorso ondivago e contraddittorio, la definitiva affermazione su larga scala della realtà dei campi. Si viene, così, a scoprire, ad esempio, che verso la metà degli anni Trenta c’è stata una fase durante la quale i campi sembravano essere sul punto di scomparire, mentre erano messe in atto grandi procedure di rilascio in massa dei prigionieri detenuti al loro interno.

Com’è ovvio, il libro si occupa anche dei nomi più famosi legati al mondo dei campi, come Dachau oppure Auschwitz-Birkenau e Auschwitz-Monowitz, ma analizza a fondo anche alcune realtà di cui quasi nessuno conosce l’esistenza. È questo, ad esempio, il caso di Dora. Dora è stato un grande campo nazista che ha inaugurato la pratica, durante la guerra, della detenzione non più all’aria aperta, per così dire, ma in profonde caverne o tunnel nel sottosuolo, per sfruttare i prigionieri al fine della produzione di armi e macchinari bellici per l’esercito. Inutile dire che Dora (insieme ai suoi campi satellite) rappresenta una delle realtà più letali nell’ambito del mondo concentrazionario nazista e, al contempo, una delle quali Himmler e gli altri dirigenti dell’NSDAP andavano più fieri.

Lo studio di Wachsmann si snoda per quasi 700 pagine, senza lesinare dettagli né sulla percezione dei campi da parte dei prigionieri, né su quella delle SS né, infine, su quella dei tedeschi comuni. Viene affrontata nel dettaglio anche la lotta senza quartiere contro i poveri e i vagabondi, ingaggiata dalle autorità del Terzo Reich negli anni Trenta. Non viene tralasciata, infine, nemmeno l’analisi della situazione nel dopoguerra, quando gli ex internati si trovano di fronte a grandissime delusioni sul fronte del perseguimento legale dei criminali nazisti.

È fondamentalmente impossibile riassumere l’enorme molteplicità di aspetti dei quali KL si occupa, ma l’invito a leggere il libro è davvero la cosa migliore che si possa praticare. Leggetelo, per un dovere di memoria storica su una della fasi più buie della nostra storia e anche per smentire alcuni luoghi comuni sui campi nazisti.

Infine, una brevissima nota a margine, sebbene non sia presa in considerazione nello studio di Wachsmann. Mi occuperò della questione in un altro momento, ma non vorrei si dimenticasse la complicità italiana di stampo fascista nelle politiche hitleriane. Gli italiani hanno adottato prassi e politiche del tutto analoghe a quelle naziste e altrettanto genocidarie, che non vanno dimenticate. Quello del bravo italiano è soltanto un mito, ma di questo, come dicevo, parlerò un’altra volta.

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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