Amok di Stefan Zweig – un viaggio nel lato oscuro dell’amore

La copertina dell’edizione del 1922 di Amok, uando fu pubblicato per la prima volta

Il termine amok, originariamente riferito a persone di origine malese, indica, in diverse lingue, una sorta di raptus a metà tra la follia omicida e il delirio. Stefan Zweig, uno dei miei autori preferiti, ormai lo si sarà intuito, dedica all’amok un’intera storia. Non è molto lunga, a dire il vero, tanto che nell’edizione italiana conta meno di 100 pagine, ma la sua intensità è notevole.

Lo spunto da cui parte la vicenda, di per sé, è piuttosto semplice ma i punti di interesse del libro non stanno solo nell’intreccio, come si vedrà nelle prossime righe. Ma veniamo agli eventi narrati nel libro.

La voce narrante del racconto sta facendo un viaggio in nave e, mentre prende una boccata d’aria sul ponte, incontra casualmente uno dei passeggeri, il quale inizia a conversare con lui. L’uomo sembra avvolto in una sorta di aura oscura e poco chiara ma pare, allo stesso tempo, avere un disperato bisogno di confidare a qualcuno, anche a uno sconosciuto, i propri gravi turbamenti. Si entra, così, nel racconto fatto dal misterioso passeggero. Un racconto sempre più cupo. L’uomo, un medico, riferisce di aver praticato la professione in una remota località nelle Indie, dove si svolgono i fatti che si accinge a riferire.

Il medico incontra una donna, la quale gli offre una notevole somma affinché lui le pratichi un’interruzione di gravidanza. L’uomo, rimasto subito colpito dall’arroganza irriducibile della donna, avverte all’improvviso una bruciante ed irresistibile attrazione amorosa per lei, e perde la testa in un crescendo di folle bramosia autodistruttiva. È l’uomo stesso a paragonare la sua passione sfrenata per questa donna sconosciuta all’amok, una follia omicida che colpisce i malesi e che sembra costringerli a correre, impazziti, per ogni dove, uccidendo chiunque gli si pari davanti.

Stefa Zweig qualche anno prima della Grande Guerra

Il libro di Zweig descrive la caduta nell’abisso del delirio mentale da parte del medico, il quale, pur rendendosi conto (in alcuni momenti) del suo stato di folle alterazione, non è in grado di opporsi al desiderio di soddisfare il suo bruciante desiderio nei confronti dell’altera figura femminile incontrata per caso nel suo ambulatorio. Avendo scritto io stesso una storia in cui ho messo in scena proprio un delirio d’amore di stampo ossessivo, non potevo non trovare interessante un racconto con argomenti per certi versi simili, ad opera di un grande scrittore.

Il principale punto d’interesse di Amok, infatti, risiede nel lato psicologico della storia, cioè nel modo in cui lo scrittore austriaco si addentra nei meandri di una mente alterata da un’ossessione d’amore, sconfinante nel vero e proprio delirio. Risulta magistrale la capacità di Zweig di descrivere uno stato mentale così irrimediabilmente alterato e così sinistramente votato alla tragedia. Appare chiaro fin da subito, infatti, che la vicenda del medico vittima dell’amok non potrà concludersi senza alcun danno. Zweig, in questo modo, centra sicuramente uno dei punti chiave, quando si parla di pensieri ossessivi: gli strascichi e i veri e propri danni prodotti da queste situazioni sono inevitabili, soprattutto per la persona stessa che li sperimenta. Non è affatto detto che simili circostanze debbano necessariamente sfociare in una follia omicida, come indica il significato classico del termine amok. In questa storia, ad esempio, così come nel mio romanzo, non ci sono esiti di tale genere, ma non per questo il danno risulta minore. Il nocciolo della questione, infatti, è l’impossibilità, in certi casi, di sottrarsi alla forza dell’ossessione, che finisce col risucchiare e travolgere qualsiasi cosa, finché non resta spazio per nient’altro e lo spettro dell’autodistruzione inizia a farsi avanti, in maniera sempre più tangibile.

Amok è una novella che si legge in meno di un’ora, ma risulterà certamente interessante per chi vuole addentrarsi in un mondo dove l’amore e il romanticismo prendono una piega sinistra e imprevedibile. Chi è interessato a calarsi nei meandri meno frequentati del pensiero umano e nel lato oscuro dell’amore, può indubbiamente apprezzare questo testo. Stefan Zweig, inoltre, è davvero una garanzia quanto a grande scrittura, eleganza, chiarezza di espressione e fluidità. Di qualsiasi cosa lo scrittore austriaco si occupi, la sua prosa risulta sempre gradevole e coinvolgente.

Una copia di Amok parzialmente bruciata durante uno dei roghi di libri durante il Terzo Reich

Un altro motivo per leggere Amok è che, sebbene sia stato proibito e messo al rogo dai nazisti, il testo è giunto integro fino a noi che, si spera, possiamo raddrizzare il torto da loro messo in atto e apprezzarne, così, la grandezza letteraria. Si tratta di un investimento da poco, tra l’altro: meno di un’ora di tempo per una perla letteraria. Perché non provare a leggerlo, dunque?

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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