Storie di donne fuori dal comune – Vera Brittain, l’infermiera di guerra

Forse un giorno splenderà di nuovo il sole,

vedrò che il cielo è ancora azzurro

e scoprirò ancora di non vivere invano,

anche se tu non ci sei più.

Vera brittain, forse (dedicata a r. a. l.)

Per molti leggere libri ambientati in guerra, soprattutto la prima guerra mondiale, è un ostacolo alla lettura. Da scrittore che ha calato il suo romanzo d’esordio nella prima guerra mondiale inglese, ne sono ben consapevole. Ho fatto molta fatica a convincere alcune persone a leggerlo, per via dell’ambientazione di guerra. Poi, una volta iniziato, tutti hanno detto che la cosa non è stata una difficoltà a completarne la lettura. Io parlo spesso di argomenti e libri inerenti la guerra. È proprio per questo che rivolgo, quindi, un caloroso invito a fare uno sforzo e a provare ugualmente a leggere, non solamente il mio libro.

Il testo di cui parlo oggi, dovrebbero leggerlo tutti a mio parere. Si tratta di un libro al quale sono particolarmente legato, sia perché è collocato all’interno della Grande Guerra inglese come il primo dei miei romanzi, sia perché le sue atmosfere mi hanno sempre profondamente coinvolto. È, questo, un libro interessante non solo per le donne, ma anche per gli uomini i quali, per una volta, possono imparare qualcosa di diverso. Sto parlando di Testament of youth di Vera Brittain, edito in italiano col titolo Generazione perduta.

Vera Brittain

Per qualcuno gli eventi chiave del testo sono, forse, già noti. Resta il fatto che lo stile davvero poetico della Brittain e la sua testimonianza storica e umana sulla lotta di una donna sola contro tutti, a portare avanti la sua emancipazione personale, unitamente a quella di tutte le giovani donne dell’epoca, meritano anche oltre ogni altro argomento.

Il libro della Brittain , inoltre, è un raro esempio di memoriale, divenuto famoso, sulla Grande Guerra scritto da una donna. E non una donna qualunque. La Brittain, proveniente da una famiglia della ricca alta borghesia inglese, immersa nei migliori ambienti culturali e avida lettrice di libri, restituisce il clima di idealismo spinto all’estremo, quasi fuori luogo verrebbe da dire, con cui lei e le persone che le sono più care si pongono verso la nuova guerra che incombe.

Il libro inizia ripercorrendo la vicenda della Brittain, a partire dall’ammissione ad Oxford scontrandosi con pregiudizi antifemminili di ogni genere (siamo ancora nell’epoca in cui a poche ragazze è consentito l’accesso all’università, previo superamento di esami durissimi, e la laurea per le donne è vietata). Dopo essere riuscita a superare gli esami di ammissione, la Brittain entra ad Oxford, dove conosce il fidanzato Roland Leighton, studente modello sempre primo in tutti i concorsi per studenti dell’ateneo. Roland, dopo un primo periodo d’incertezza durante il quale sente di non poter restare ancora a lungo a casa mentre decine di migliaia di suoi coetanei si trovano già sul fronte occidentale, sarà infatti il primo, tra i conoscenti della Brittain, a partire per la Francia. Lei, disperata, continuerà per tutta la vita a domandarsi cosa c’entri uno come Roland, giovane intellettuale di belle speranze, con il fango francese delle trincee da cui gli inglesi sparano ai tedeschi.

Roland Leighton, il fidanzato di Vera Brittain

Non molti mesi più tardi, mentre Roland è in Francia in seconda linea, anche Edward, l’amato fratello di Vera, decide di arruolarsi sulla base di motivazioni idealistiche al limite dell’assurdo ma che all’epoca, come la Brittain descrive benissimo, fecero molta presa su tutti loro. A quel punto, con il fidanzato al fronte e il fratello in procinto di partire (senza contare due carissimi amici, Geoffrey e Victor, anche loro già in prima linea), la Brittain decide di abbandonare gli studi tanto duramente voluti ad Oxford, per arruolarsi nelle VAD (Voluntary Aid Detachment), il corpo delle infermiere volontarie. Poiché, infatti, come donna, non può andare anche lei a combattere come il fratello e i più cari amici, Vera ha deciso di volersi impegnare nell’unico modo che le è possibile: negli ospedali militari, a curare i soldati feriti al fronte.

Una volta assegnata ad un ospedale militare in Inghilterra, il suo carattere dovrà scontrarsi con pregiudizi ancora peggiori di quelli già conosciuti all’università. Le infermiere professioniste, infatti, non tollerano la presenza delle volontarie e, convinte che non sappiano fare nulla e siano solo delle ragazzine viziate, assegnano loro ogni genere di incarico di basso livello. Ecco come la Brittain finisce a pulire latrine, svuotare cateteri e a svolgere incarichi avvilenti. Occorreranno decenni prima che gli storici restituiscano il giusto posto alle VAD, chiarendo che senza di loro il sistema della sanità inglese di guerra sarebbe probabilmente  collassato. Durante il conflitto e anche dopo, invece, permangono il pregiudizio e la discriminazione delle VAD pagate, tra l’altro, due soldi e prive di qualsiasi indennità. Sarà durante il suo durissimo lavoro da infermiera, che Vera Brittain attraverserà alcuni eventi che determineranno un cambiamento definitivo in tutta la sua vita futura.

La storia di Vera Brittain, come dicevo all’inizio, ad alcuni è certamente già nota ma vale la pena ripercorrerla ugualmente.

Roland trascorre buona parte del 1915 in Francia, senza mai partecipare ad alcun combattimento. Infatti, con suo dispiacere, viene sempre assegnato ad incarichi lontani dalla prima linea. Da giovane intellettuale animato dai più alti ideali patriottici, Roland vorrebbe dare il suo contributo in veste di combattente e scalpita per essere mandato più vicino al fronte. Vera, al contrario, si rallegra segretamente del fatto che il fidanzato trascorra il suo tempo in incarichi non troppo rischiosi, mentre prosegue il suo lavoro di infermiera volotaria, sentendosi spesso e volentieri sfinita dalle fatiche fisiche e dalle preoccupazioni per Roland.

Si giunge, così, al dicembre del 1915, quando Roland annuncia alla fidanzata di aver ottenuto una licenza da trascorrere il Inghilterra dal 24 dicembre fino a capodanno. Vera, felice per la notizia, inizia a contare i giorni che la separano dal rientro di Roland in terra inglese, sognando ad occhi aperti di essere accanto a lui, finalmente.

La tomba di Roland Leighton nel cimitero di Louvencourt, in Francia

Il 24 dicembre, mentre all’ospedale Vera e le altre infermiere finiscono di sistemare gli addobbi per il Natale, giunge inaspettatamente una telefonata per lei. Le viene annunciato che Roland Leighton è morto il giorno precedente in una trincea di prima linea, poco prima di iniziare il viaggio che avrebbe dovuto condurlo a prendere la nave per l’Inghilterra. Tempo dopo, Vera verrà a sapere che Roland è morto per una tragica fatalità. È stato, infatti, colpito da un cecchino tedesco, mentre si recava ad ispezionare la posa di un tratto di filo spinato. Il precedente comandante della trincea, andatosene via in fretta qualche ora prima dopo aver ricevuto il cambio proprio da Roland e dai suoi compagni, ha dimenticato, nella concitazione del momento, di avvertirlo che c’è un punto preciso della trincea lungo il quale bisogna accucciarsi a terra per non essere colpiti a morte. Proprio in quel punto, Roland è stato colpito mentre procede, ignaro, in piedi.  

Nel 1916, mentre la depressione si fa strada in lei, la Brittain insiste nel suo proposito di fare l’infermiera, ma apprende che un amico prete di nome Geoffrey, anch’egli un giovane di belle speranze, è morto durante un combattimento, in Francia. In seguito, mentre Vera si trova a Malta per un nuovo incarico negli ospedali militari inglesi, riceve la notizia del ricovero di Victor, un altro caro amico, in Inghilterra a seguito di ferite riportate sul fronte occidentale. Decide, su due piedi, in un impeto di disperazione, di rientrare in Inghilterra anche lei, per sposarlo. Dopo aver perso Roland, la Brittain pensa così di dare un senso alla sua vita, sebbene si renda conto della follia della sua decisione. Dopo il lungo viaggio per rientrare da Malta, appena arrivata all’ospedale dove Victor è in cura, Vera si scontra con la dura realtà della situazione e capisce immediatamente che qualcosa non va, nel suo vecchio amico. Si è rotto qualcosa in lui a livello psicologico. È irriconoscibile come uomo, al di là delle ferite. Nell’arco di un paio di giorni, in ogni caso, Victor muore sul suo letto in ospedale.

Edward Brittain, il fratello di Vera

A questo punto, mentre Edward, anche lui arruolatosi e destinato al fronte francese, sembra essere l’unico a sopravvivere a tutti i combattimenti (è, ad esempio, tra i superstiti del primo giorno della battaglia della Somme, alla quale anche il protagonista del mio libro partecipa e che produce quasi 20 mila morti e circa 40 mila uomini fuori combattimento, solo tra gli inglesi), anche Vera viene assegnata ad un ospedale sul fronte occidentale.

Si giunge, così, al 1918 quando, nel mese di giugno, Edward Brittain si trova ad Asiago, in Italia. È stato, infatti, selezionato per far parte del contingente britannico inviato a sostenere gli italiani dopo il disastro della dodicesima battaglia dell’Isonzo, più nota da noi col nome del piccolo paese di Caporetto. Qui, sulle montagne italiane, Edward, promosso capitano giovanissimo, durante un attacco ad una postazione austriaca avvenuto il 15 giugno, rimane ucciso sulle pietraie dell’altopiano vicentino, a soli 22 anni. Ancora oggi si trova sepolto nel cimitero inglese di Granezza, in mezzo ai boschi di Asiago.

La tomba di Edward Brittain nel cimitero di Granezza, ad Asiago

Una delle parti eccezionali delle memorie della Brittain riguarda l’immediato dopoguerra, quando si reca in pellegrinaggio prima in Francia, sulla tomba del fidanzato Roland e poi ad Asiago, su quella del fratello Edward, per poi visitare la Germania di Weimar, appena uscita sconfitta dal conflitto. È durante questo viaggio che lei, con un’onestà spesso impossibile da riscontrare nei testi memoriali dei soldati, ammette candidamente che la guerra è stata inutile; che lei, il fratello e tutti i suoi amici hanno creduto in ideali sbagliati, concludendo che la loro morte è stata completamente insensata. Questo, però, non le impedisce di impegnarsi a fondo per i diritti delle donne, di riprendere gli studi universitari (nel frattempo anche le donne possono finalmente laurearsi) e di dedicare le proprie energie a molte nobili cause. Si tratta di una testimonianza umana di spessore enorme, anche in relazione alle lotte per i diritti delle donne. Da leggere con attenzione, senza farsi fermare dalla presenza del tema della guerra.

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: