Discorso sullo Stato dell’Unione – A che punto è la notte?

Prendi l’autostrada verso la fine della notte

Fai una gita fino alla luminosa mezzanotte

Jim Morrison – End of the Night

Ci sono cose che interessano e cose che non interessano. Inutile girarci intorno: i libri appartengono alla seconda categoria. Soprattutto quelli di autori (ed editori) sconosciuti ai più. Chi scrive nel mondo della piccola editoria indipendente, ormai, lo sa. La gente, semplicemente, non si fida a sborsare un centesimo per un libro non “garantito” da un grosso editore e non pubblicizzato. Cosa voglia dire poi “garantito”, non è dato sapere. Nei cataloghi dei grandi editori circola una quantità di robaccia scadente o, al più, insignificante che ne basterebbe la metà per riempire una libreria. Gli autori davvero bravi sono pochi, sia nella grande sia nella piccola editoria, ma solo verso i piccoli editori indipendenti marcia spedita la sfiducia generale, che rende impossibile diffondere un libro. La bravura dell’autore, diciamolo anche questo una volta per tutte, non conta quasi nulla di fronte a questa realtà. Quand’anche un autore avesse scritto un gran libro, rimarrebbe sempre una nullità che vende forse 10 copie quando le cose vanno bene.

D’altronde viviamo in un paese dove nessuno, ormai, legge più; dove non esistono politiche che favoriscano e stimolino la lettura; dove la scuola viene regolarmente distrutta da decenni, senza ritegno e senza grandi proteste da parte di una società civile ormai narcotizzata e assuefatta a tutto.

Quando dici che hai scritto dei libri, ti guardano come si guarderebbe un marziano appena atterrato da chissà dove. In fondo, ti compatiscono: a che serve – pensano – scrivere libri?

In effetti, in una situazione come quella italiana, non hanno tutti i torti se si considera che, anche al netto di tutte le considerazioni di cui sopra, l’autore è l’ultimissima ruota del carro, nel mondo editoriale. O forse neanche quella. Spesso l’autore non esiste proprio.

Non viene pagato, oppure viene pagato qualche spicciolo, sempre che riesca a vivere abbastanza da vedere saldati i diritti d’autore. E, in ogni caso, chi scrive non esiste. Deve fare tutto da solo: trovarsi l’editore, pubblicizzarsi i libri, inventarsi le presentazioni, gestire i contatti con le librerie (e anche lì la realtà è avvilente)…ovviamente aggratis, sia chiaro.

Ma perché scrivi, allora? Qualcuno se lo domanderà. Ebbene, darò la mia personale risposta la quale, com’è logico, non ha nessuna pretesa di parlare a nome d’altri.

Scrivo, o meglio ho scritto, per combattere i miei demoni personali. Scrivo, o meglio ho scritto, nell’illusione che la bravura a scrivere contasse qualcosa. Scrivo, o meglio ho scritto, pensando di avere qualcosa da dire e che ciò potesse riscuotere un minimo interesse.

Ora, è bene dichiararlo senza infingimenti, dopo qualche anno e tre libri pubblicati, posso stabilire di essermi sbagliato su tutta la linea. Ho tentato di combattere i miei demoni attraverso un’azione, la scrittura, che non ha ottenuto risultati significativi, al di fuori di esprimere l’inesprimibile a qualche audace senza paura di nuovi libri; la bravura, pur riconosciuta da qualche temerario lettore, non è servita; ci ho rimesso dei soldi, anche qui è bene essere onesti; ne ho ricavato un percorso finito in un binario morto, nel quale si veleggia a tutta velocità verso le zero copie vendute.

Tutta colpa d’altri, dunque? A questo proposito va detto che, con naturale logica euclidea, sono portatore di svariati difetti. La mia scrittura non affronta temi facili o di immediato successo; io stesso non ho grandi conoscenze per diffondere i miei libri e, prima di intraprendere una qualche azione, preferisco sempre pormi tante domande; ho diversi problemi mentali che tento di risolvere come posso (ammettere di essere vittima di problematiche mentali è un fatto che crea problemi agli altri, più che a me). Inoltre, può essere benissimo che sia io, ad esempio, a non saper scrivere, a non sapermi esprimere. Ad ogni buon conto, immagino che per appurare quest’ultimo punto sia sufficiente andare a leggere gli estratti contenenti gli incipit dei miei libri, reperibili in rete e in questo stesso sito.

Ad ogni modo, è importante riconoscere il fallimento di un’esperienza quando la strada finisce nel nulla.

In questo momento le cose stanno proprio così. Sono in attesa di sapere se un’iniziativa nella mia zona, dedicata proprio agli autori di piccole case editrici, sarà in grado di partire prossimamente, ma il discorso di fondo non cambia. L’esperienza è stata fallimentare e, nella situazione attuale, sia in generale dell’Italia sia dei risultati ottenuti dai miei libri, non c’è modo di non definirla tale.

Mi dichiaro, dunque, sconfitto. Posso dire, a mio credito, di averci provato e di aver fatto quanto potevo con le mie forze (relative) e i miei (molti) problemi mentali per sostenere i miei libri, ma la cosa non ha funzionato. Mi sono inventato le presentazioni; ho fatto un’intervista televisiva (anch’essa disponibile su questo sito e in rete); ho parlato dei miei libri ogni volta che ho potuto; insomma, ho fatto alcune cose che non avrei ritenuto possibili, all’inizio. Infine, cosa da non dimenticare, ho pubblicato tre libri.

Purtroppo, nonostante ciò, va detto che nessuno può farcela da solo, senza il necessario supporto dalla realtà che lo circonda. Questa realtà è costituita, per chi scrive, da editore e lettori. Se l’uno non arriva a promuovere i libri e se gli altri latitano, non si può procedere oltre, né ha senso farlo fingendo di non riconoscere la realtà di fatto, tutto intorno.

Uno scrittore senza lettori è come un pittore senza pennelli. Questo è il punto. Forse un giorno l’avventura della scrittura riprenderà sotto un sole diverso da quello attuale, o forse no. In ogni caso, voglio ringraziare i pochissimi temerari che hanno letto i miei libri, si sono interessati a ciò che ho scritto ponendomi sempre domande interessanti, hanno partecipato alle presentazioni (prima che il nuovo virus le uccidesse) e mi hanno rivolto con interesse le consuete e fatidiche domande: quando uscirà un tuo nuovo libro? E: stai scrivendo un’altra storia?

Grazie, dunque, e forse arrivederci, in futuro. O forse no, date le circostanze.

“A che punto è la notte, comandante?”

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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