L’arte come di solito non la conosciamo – viaggio in due parti tra furti e musei (parte due)*

Per dare una risposta alle domande esposte nella prima parte di questo viaggio nell’arte può essere utile, prima, dire due parole su un altro furto eccellente, quello della Natività di Caravaggio, avvenuto proprio in Italia. Questo furto aiuta, infatti, a chiarire alcuni punti di importanza non trascurabile.

Natività di Caravaggio

Questo di Caravaggio è un dipinto anomalo per una Natività, tanto che nessuno dei personaggi è avvolto da segnali di gloria legati alla nascita di Gesù. Il bambino, per primo, appare buttato sul pavimento e sembra più un bambino morto che una divinità incarnata, appena venuta al mondo; Maria sembra avere una stanchezza infinita addosso e i personaggi che la circondano, a loro volta, sembrano a metà tra l’angosciato e il disperato, al punto che l’angelo che scende dal cielo, recante la scritta “Gloria in excelsis deo” pare quasi fuori luogo, in una scena tanto drammatica. La Natività è un dipinto a tema religioso di notevole portata, un po’ come il Seppellimento di Santa Lucia, sempre di Caravaggio. Quest’ultimo, però, non è stato rubato e giace ancora, pressoché dimenticato da tutti, in attesa che un furto lo faccia diventare un’opera degna di studio.

Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio

Ma torniamo a noi. Della Natività di Caravaggio non si era mai occupato nessuno, tanto da essere praticamente caduta nel dimenticatoio. Tutto cambia in seguito al furto, quando diviene un’opera celebrata, analizzata e rimpianta. C’è da dire, infatti, che della Natività di Caravaggio non si è più saputo nulla dalla notte del 17 ottobre del 1969, quando è stata portata via.

Si tratta di un furto in cui molte testimonianze e dichiarazioni sono nebulose, quando non contraddittorie, il che non aiuta a capire cosa sia successo effettivamente e allontana, ovviamente, la possibilità di ritrovare l’opera e individuare i ladri. Dopo molti decenni, è ormai sempre più improbabile venire a capo del mistero.

I fatti certi sono pochi. I ladri trovano la strada spianata, visto che l’oratorio di san Lorenzo a Palermo, dove il dipinto era custodito, aveva una porta d’ingresso difettosa: un trincetto e un piccolo coltello sono bastati per entrare nell’edificio. A quel punto, il gioco era fatto: bastava asportare la tela di Caravaggio e portarla via, considerato che l’oratorio non aveva nessun sistema di sicurezza e nessun custode. Un’opera di Caravaggio semi dimenticata da tutti e lasciata in balia di chiunque. Come se ciò non bastasse, le due sorelle che si occupavano dell’oratorio, quando si sono accorte del furto, hanno avvertito il prete e non la polizia. Nemmeno quest’ultimo, don Benedetto Rocco, ha minimamente pensato a chiamare le forze dell’ordine. Don Benedetto, infatti, avverte soltanto l’arcivescovo e così la polizia viene allertata con quasi due giorni di ritardo. Questo lasso di tempo è stato probabilmente fatale (insieme alla faciloneria con la quale l’oratorio custodiva il Caravaggio) per le indagini, consentendo ai ladri di disperdere le proprie tracce e far sparire la tela chissà dove. Come detto, ad oggi, nonostante una montagna di dichiarazioni e controdichiarazioni, moltissime indagini e il fatto che la Natività rientri tra le 10 opere d’arte rubate più ricercate al mondo, della tela non si è saputo nulla, così come dell’identità dei ladri.

Qual è, dunque, la situazione italiana riguardo ai furti d’arte? Sicuramente è una situazione complessa, ma alcune cose si possono dire. Innanzitutto si tratta di una situazione che mostra molte circostanze ai due estremi delle possibili opzioni: grandi eccellenze, unite a grandi deficienze.

Le eccellenze risiedono per prima cosa nel Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico, una sezione dei Carabinieri specializzata nelle indagini sui furti d’arte, nel recupero delle opere trafugate e nella prevenzione del traffico illegale di opere. Questa è davvero una grande eccellenza italiana, all’avanguardia in tutto il mondo, tanto che i Carabinieri di questa sezione speciale sono consultati da musei e forze dell’ordine di tutto il mondo e mettono ogni anno a disposizione un catalogo aggiornato delle opere rubate consultato ovunque, in tutto il pianeta.

Un altro aspetto in cui l’Italia è avanti rispetto a tanti altri paesi è il fatto che da noi esiste una legislazione specifica dedicata ai furti d’arte e alle acquisizioni illegali di opere da parte dei musei. Certo, è una legge imperfetta, con diversi vuoti e problemi aperti, ma esiste. Nella maggior parte delle altre nazioni, molto semplicemente, furti e acquisizioni irregolari sono a malapena sanzionati. Da noi c’è, insomma, perlomeno un dibattito che si è tradotto in legge. È grazie a questa legislazione che l’Italia ha potuto portare in tribunale, per citare due casi famosi, il Getty Museum e il Metropolitan Museum di New York, ottenendo la restituzione di diverse opere acquisite in modo illegale. È, questo, un caso praticamente unico al mondo: senza leggi, nessun altro paese ha potuto ambire a risultati simili.

Purtroppo, però, non è tutto oro quello che luccica. I musei italiani, infatti, pur contenendo alcune delle collezioni d’arte più importanti e di alto valore a livello internazionale, sono quasi sempre insicuri. Pochi (o rudimentali) sistemi d’allarme; quasi inesistenti sono misure di sicurezza come inferriate, porte blindate, verifica di chi possiede le chiavi d’accesso ai musei e alle sale con le opere più preziose, controllo sull’affidabilità di chi viene assunto nei musei ed ha accesso alle sale più “sensibili”. È già accaduto, infatti, che qualche furto sia andato a segno grazie a un complice dentro il museo, il quale, fingendosi vittima dei ladri, era in realtà d’accordo con loro. Accade, dunque, che alcune opere recuperate in seguito a furti, oppure restituite da musei di altre nazioni grazie a difficilissime azioni legali, giungano in Italia e restino virtualmente incustodite in strutture incapaci tecnicamente (o prive di mezzi) di garantirne la sicurezza.

Ed ora sorge spontanea la domanda: ma all’estero come vanno le cose? I musei sono gestiti in modo più attento, quanto alla sicurezza, rispetto a quelli italiani?

L’urlo di Edvard Munch, versione del 1893

Camminavo lungo la strada con due amici – poi il sole è tramontato.

A un tratto il cielo è diventato rosso sangue e ho avvertito un brivido di angoscia. Una morsa di dolore al petto.

Mi sono bloccato – appoggiandomi al passamano perché avvertivo una stanchezza mortale.

Sopra al fiordo blu scuro e alla città colava sangue in lingue fiammeggianti.

I miei amici continuavano a camminare – e mi hanno abbandonato tremante di paura.

E io ho sentito un enorme sconfinato urlo percorrere la natura.

Con queste parole Edvard Munch descrisse il suo celeberrimo dipinto L’urlo (realizzato, tra l’altro, in numerose versioni). L’urlo non è solo l’opera più famosa di Munch (artista ultra prolifico, che realizzò decine e decine di quadri, incisioni, stampe e perfino qualche scultura, senza dimenticare una lunghissima serie di appunti e di disegni abbozzati ovunque, perfino su pezzi di carta volante), ma è il dipinto di gran lunga più noto e rilevante dell’intero movimento dell’Espressionismo. In ogni caso, si tratta sicuramente di uno dei più rilevanti dipinti del Novecento, e non solo. Mi astengo dal parlare del suo significato, in quanto il testo si allungherebbe a dismisura.

Eppure, nonostante l’importanza di assoluto primo piano di questo quadro, il 12 febbraio del 1994 avviene il suo furto presso la Nasjonalgalleriet di Oslo che, insieme al famoso Munchmuseet, forma la coppia dei due più grandi musei norvegesi. La facilità con la quale L’urlo viene asportato lascia sconcertati. Si tratta di qualcosa di simile a quanto accaduto alla Natività di Caravaggio. I ladri appoggiano una scala alla parete esterna del museo, forzano una finestra, entrano e, senza il minimo disturbo, portano via il quadro.

Subito dopo, viene chiesto un milione di dollari di riscatto per la restituzione del dipinto. La polizia, immediatamente allertata, riesce, però, a ritrovare il quadro in un albergo di Åsgarstrand, una località vicina ad Oslo dove, tra l’altro, Munch visse a lungo.

La storia dei furti di opere di Munch, però, non finisce qui. Come se la lezione di questo primo episodio non fosse stata recepita, il 22 agosto del 2004 avviene un altro furto.

Una delle versioni di Madonna di Munch

Stavolta viene svaligiato il Munchmuseet, sempre ad Oslo. I ladri portano via, ancora una volta completamente indisturbati, una diversa versione de L’urlo e un secondo dipinto, Madonna (che, a scanso di equivoci, non è un quadro a tema religioso e non rappresenta Maria). I ladri vengono perfino ritratti in una fotografia mentre depositano nel bagagliaio di un’auto le due tele, prima di dileguarsi. Per due anni non si saprà più nulla delle opere rubate, finché uno dei ladri stessi, dopo aver contattato la polizia, offrirà la restituzione del maltolto, nel tentativo di negoziare una riduzione della pena per una condanna a 19 anni di carcere, per una rapina a mano armata (rimediata prima del furto) durante la quale è morto un poliziotto. È così che L’urlo e Madonna vengono ritrovati e tornano in esposizione al Munchmuseet.

Una delle varianti di Vampiro di Munch

Ma non è ancora finita. Nel febbraio del 1988 viene rubato Vampiro, altro importante quadro del pittore norvegese, mentre nel 2005 è la volta di un acquerello intitolato Il vestito blu e di due litografie (un autoritratto e un ritratto del drammaturgo August Strindberg).

Tutte queste opere, nessuna esclusa, sono state rubate per motivi banalissimi: carenze nella sorveglianza e sistemi di allarme. In una parola, faciloneria. Anzi, faciloneria internazionale, giacché questa situazione si ripropone ovunque nel mondo.

Anche al di fuori dell’Italia, dunque, le cose non vanno meglio e, anzi, si può perfino dire che forse sono peggiori. All’estero, infatti, manca una legislazione seria contro i furti d’arte e il commercio di opere rubate e, cosa non meno rilevante, non c’è un equivalente del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico.

Ed ora, un’ultima nota prima di chiudere. Innanzitutto i furti eccellenti dei quali è possibile ricostruire la storia sono davvero parecchi e, se si volesse farne una mappatura completa, ne emergerebbe una lista lunghissima. Varrebbe la pena, ad esempio, soffermarsi un po’ sul furto decisamente più famoso di tutti e del quale si finisce sempre col parlare: quello, nel 1911, della Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Ne varrebbe la pena anche per dire qualche parola sul significato del dipinto e sulle modalità con le quali è divenuto famoso, sebbene la cosa richiederebbe molto spazio. Tra l’altro, per i curiosi, esiste perfino un libro tradotto in moltissime lingue che spiega, passo per passo, come rubare il quadro dal Louvre.

Ad ogni modo, per gettare un occhio non solo sull’impressionante quantità di soldi che circonda il mondo dell’arte, ma per porsi qualche domanda sui desideri oscuri e, spesso, difficili da inquadrare e comprendere dei collezionisti, basti la considerazione fatta di seguito.

Nel 2012 da Sotheby’s, a New York, è andata all’asta una delle versioni de L’urlo di Edvard Munch. La base d’asta era di 40 milioni di dollari, ma il dipinto è stato venduto a 120 milioni a un uomo, la cui collezione pare sfiori il miliardo di dollari di valore. Anche se apparentemente sembra così, però, bisogna sempre ricordare che, quando si parla di furti d’arte, non è mai solo e soltanto una questione di soldi.

* Ulteriori informazioni su questi argomenti si possono trovare anche nel libro “Capolavori rubati” di Luca Nannipieri (Skira Editore)

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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