Racconti quasi d’amore, un nuovo libro prossimamente in uscita e una sfida al nero incombente sull’editoria italiana

Scrivere e pubblicare un libro in tempi di crisi si avvicina, ormai, ad essere una sorta di impresa. Il lavoro dello scrittore è notoriamente solitario ma, visto il clima che si respira là fuori, l’impressione è quella di essere completamente soli nel bel mezzo di una giungla sconosciuta, in piena notte. Si scrive sempre in solitudine, questo è vero, ma la situazione generale dell’editoria italiana, soprattutto quella piccola, è davvero preoccupante e, come se questo non fosse già un pessimo segnale, non si intravede alcuna luce in fondo al tunnel, al momento.

Scrivere ha ancora un senso?

Nel corso della cosiddetta ‘fase 1’ del coronavirus, quando in Italia si scivolava passivamente, sotto un bombardamento mediatico formidabile, dallo stare a casa alla coercizione dello stare in casa (ovvero stare chiusi in casa agli arresti domiciliari), l’editoria italiana ha conosciuto un calo di circa l’80% delle vendite di libri. Si tratta di dati ufficiali diffusi da tutti i principali editori italiani, quindi non sto inventando o ipotizzando nulla.

Detto questo, è chiaro che, se per un editore bello grosso ci può certamente essere (e c’è) un contraccolpo sensibile, per un editore piccolo e già privo di visibilità prima del virus, questo contraccolpo diventa potenzialmente letale. L’editore grosso, infatti, sopravvivrà di sicuro al cataclisma provocato dal virus e dalle politiche insensate del governo, il quale ha tenuto aperte le fabbriche di armi ma non ha previsto la benché minima soluzione per le librerie, considerate (in Italia, ormai, è una tesi che non abbisogna nemmeno di essere spiegata, a tal punto risulta ovvia) attività non essenziali. E le cose, ora che la riapertura selvaggia è in atto, non sono affatto cambiate. Nessun provvedimento per aiutare le librerie né, tanto meno, gli editori, specie quelli piccoli. Risultato: molti di essi rischiano di scomparire per sempre, se non sono già scomparsi in questi mesi.

Cosa significa questo, per l’ormai sparuto gruppo di lettori italiani che resiste all’estinzione di massa, già in atto prima della ‘fase 1’? Significa, innanzitutto, che la ricerca di autori nuovi subirà un brusco arresto, poiché gli editori non hanno più i soldi per investire in nuovi progetti. I grossi editori ne trarranno vantaggio, come sempre, poiché il mercato della lettura si accentrerà ancora di più nelle loro mani e, ovviamente, in quelle dei loro autori i quali, comunque, erano dei privilegiati già prima del cataclisma, a prescindere dalla loro qualità. Inoltre, significa una contrazione sicura delle traduzioni di testi stranieri in italiano, per lo stesso motivo di prima: mancano i fondi.

Sul versante delle presentazioni non spendo molte parole, a tal punto il quadro è avvilente. Prima del virus, quello delle presentazioni era già un mondo in agonia, ma ora pare incombere lo spettro della Morte Rossa di Edgar Allan Poe, apparentemente pronto a trionfare su tutto.

Dunque, in questo quadro piuttosto fosco, pubblicare un libro appare sempre di più come una sfida, o forse come una lotta contro i mulini a vento. È con questo stato d’animo che, insieme all’editore, sto preparando l’uscita del mio terzo libro, che si intitolerà Racconti quasi d’amore. Anche l’editore con cui pubblico, Meligrana Editore, ha conosciuto pesanti problemi derivanti da questo crollo verticale delle vendite di libri. Inoltre, trattandosi di una realtà editoriale piccola e poco conosciuta, sebbene con copertura nazionale, le difficoltà si sono moltiplicate e siamo giunti con non poca difficoltà alla decisione di pubblicare questi Racconti quasi d’amore. Una sfida non esattamente trascurabile, nel mezzo di una notte senza luna e senza la minima traccia di un seppur fioco bagliore proveniente da un faro, ad indicare la presenza di un porto al quale attraccare.

Non è lo stato d’animo migliore, certo. Si affronta la pubblicazione con l’animo un po’ pesante, ben sapendo di dover lottare anche solo per trovare un singolo lettore in più, partendo da una situazione generale a tinte fosche e, per di più, senza la visibilità di cui possono godere le realtà editoriali più grandi. Ciononostante, ci si prova e si spera in qualche risultato che, almeno, possa dirsi accettabile.

Nel mio romanzo d’esordio mi sono occupato di tematiche affini a quelle del nuovo libro

Usciranno, quindi, tra un poco i miei Racconti quasi d’amore, una raccolta di racconti scritti negli ultimi tre anni che vanno a costituire una sorta di viaggio nel lato oscuro dell’amore, un tema del quale ho già avuto modo di occuparmi in passato. Un viaggio per tentare di dare voce alle forme di amore più tormentate e, forse per questo, meno popolari e che generano maggiori resistenze ad essere accettate da chi ne sente parlare (o con esse viene in contatto per vie indirette) e superate con esito positivo da chi le sperimenta.

Un libro, insomma, che vuole essere non solo il risultato del faticoso lavoro di un autore e del suo editore, ma anche una sorta di grido d’allarme per il mondo dei libri, che appare sempre più in pericolo e privo di sbocchi. Ci sarà ancora qualcuno in grado di captare questo SOS, o saremo destinati allo scontro con l’iceberg come il Titanic, più di un secolo fa?

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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