Metropolis, una pietra miliare del cinema

Tra gli appassionati di cinema, qualcuno avrà probabilmente sentito nominare il capolavoro del cinema muto, il film Metropolis del regista tedesco Fritz Lang. Si tratta di una pietra miliare della storia del cinema e non solo. Quando l’ho visto nella versione restaurata, che contiene quasi tutto il girato originale di Lang, mi ha colpito al punto che mi è sempre rimasto in mente. Su Metropolis ho scritto un lungo racconto, inedito per ora, e poi ho reso il protagonista del film, l’attore Gustav Fröhlich, un personaggio del mio ultimo romanzo.

Metropolis è un film sul quale si potrebbe andare avanti a parlare per settimane, senza esaurire mai gli argomenti di conversazione. Qui mi limito almeno ad alcuni cenni, sperando di incuriosire qualcuno alla visione del film e – perché no? – alla lettura del mio romanzo. Per chiarezza, suddivido il discorso per punti, in modo da evitare confusione. Parlerò della trama del film, della sua travagliata gestazione e della sua ancora più travagliata parabola dopo la prima a Berlino nel 1927, di alcune influenze che il film ha avuto nel tempo e di qualche particolare su Gustav Fröhlich, l’attore protagonista maschile, che lo lega al mio ultimo romanzo. Il tutto senza dimenticare i rapporti del film e dei suoi artefici con il regime nazista.

Uno dei manifesti per l’uscita di Metropolis

Piccolo sunto della trama: sebbene si tratti di un intreccio molto complesso, tutto ruota attorno all’avveniristica e ipertecnologica città di Metropolis, nell’anno 2026 (ricordo che il film è stato girato esattamente 100 anni prima, nel 1925 – 26). A Metropolis convivono due realtà opposte: in superficie c’è la città dei ricchi, dove dominano la spensieratezza, il lusso, lo svago e la presenza di tutti i capricci possibili, in un ambiente spinto all’estremo da ogni genere di tecnologia avanguardistica (basti pensare, per fare un solo esempio, ai video telefoni che compaiono in un film come questo, girato nella Germania di Weimar a metà anni Venti.); al di sotto di Metropolis, invece, nel sottosuolo, si trova la città degli operai. Essi sono una massa enorme di poveri lavoratori che, oppressi da turni massacranti, devono lavorare tutto il giorno per mantenere in vita la città dei ricchi, sopra di loro.
Ad unire queste due realtà, ci penserà Freder, il personaggio interpretato dal protagonista maschile Gustav Fröhlich. Freder è il figlio di Joh Fredersen, il dittatore di Metropolis, colui che l’ha inventata e la governa dall’alto della sua altissima torre.

La trama prende avvio dall’incontro casuale tra Freder e Maria (interpretata dall’esordiente Brigitte Helm), una giovane e bellissima ragazza la quale, uscita improvvisamente dalla città del sottosuolo insieme ad alcuni figli degli operai, mostra loro ciò che accade nella città che i loro padri tengono in funzione, rovinandosi la vita ogni giorno. Maria viene subito allontanata e rispedita sotto terra (agli abitanti del sottosuolo, infatti, è proibito salire nella città dei ricchi), ma Freder rimane talmente colpito dalla sua grazia e bellezza da volerla ritrovare. Tutto nasce da qui, dalla discesa (anch’essa proibita) di Freder nel sottosuolo alla ricerca di Maria, che cambierà per sempre non solo la vita dei due giovani, ma dell’intera città di Metropolis.

Un trailer per la versione restaurata del film

La storia di Metropolis – riprese e diffusione: nel 1925 il regista tedesco Fritz Lang, reduce della Grande Guerra, inizia le riprese di Metropolis, dopo aver ricevuto un finanziamento enorme dalla UFA, la maggiore casa di produzione cinematografica tedesca. La sceneggiatura si basa sul testo di un romanzo di Thea von Harbou, la moglie di Lang. Il romanzo è stato scritto appositamente per la trasposizione cinematografica e anche Lang partecipa alla revisione della sceneggiatura, sebbene non sia accreditato nei titoli di testa.
Le riprese iniziano subito con grossi problemi. Lang non è un tipo con cui è sempre facile avere a che fare e, inoltre, i ritmi di lavoro sono molto duri per tutti. Dopo una manciata di giorni di riprese, dunque, il cast perde subito un pezzo grosso, con la defezione del protagonista maschile. È allora che entra in scena Gustav Fröhlich. Fröhlich è stato scritturato per una parte del tutto secondaria, ma la von Harbou lo nota subito e ne è molto colpita, arrivando a consigliare al marito di affidare a lui il ruolo del protagonista. Senza perdere tempo, Lang chiama Fröhlich, gli comunica il nuovo ruolo che deve ricoprire ed inizia a rifare daccapo tutte le scene in cui compare Freder, il personaggio chiave del film, di cui Fröhlich, ora, deve rivestire i panni.

In questo modo, le riprese proseguono a ritmo forzato, lavorando a tutte le ore del giorno e utilizzando tutte le tecnologie più all’avanguardia di quel periodo. Per girare alcune delle scene in cui si vedono gli ambienti esterni ultra moderni della città di Metropolis, occorrerà la costruzione di modelli in legno molto complicati, al punto che per girare dieci o quindici secondi di scena, saranno necessari una decina di giorni di preparazione.
Anche i due attori protagonisti, Gustav Fröhlich e Brigitte Helm, ricorderanno il lavoro sul set come estremamente pesante e sempre portato avanti a ritmo forsennato, con l’aggiunta del perfezionismo di Lang a complicare le cose. Tra l’altro la Helm, e ciò sembra incredibile, è un’esordiente di soli 18 anni che deve ricoprire un doppio ruolo. Il suo personaggio, infatti, è sdoppiato. C’è la Maria umana che predica agli operai nel sottosuolo l’avvento di un Mediatore che porterà loro condizioni di vita finalmente buone, ma ad un certo punto le si sovrappone un’altra Maria, un androide con le sue stesse sembianze.

Come accennavo all’inizio, infatti, la trama di Metropolis è molto complessa. Già a metà anni Venti, Lang affronta il tema della vita artificiale e delle sue conseguenze, specie quando essa sfugge al controllo del suo creatore. Il tema è complesso e avanguardistico, tanto che molti hanno definito Metropolis un film uscito con almeno un centinaio d’anni di anticipo sul suo tempo. Un film, insomma, che non poteva essere capito e apprezzato nella Repubblica di Weimar piena di tensioni e conflitti irrisolti della fine degli anni Venti con, in aggiunta, la figura arrembante di Hitler ad avere sempre più peso.

In effetti, Metropolis scatenerà diverse polemiche già dopo la prima, avvenuta a Berlino nel 1927. Gli aspetti controversi apparivano molti, all’epoca. Innanzitutto, un impatto visuale travolgente, al punto da lasciare gli spettatori frastornati dal ritmo vorticoso delle scene che si susseguono. Ancora oggi, per essere un film muto, una modalità di espressione alla quale non siamo più abituati, Metropolis è pieno di azione, di ritmo e di trovate che, dal punto di vista estetico, restano molto interessanti. Se qualche volta, tuttavia, si può essere tentati di sorridere di qualche scelta estetica, ricordiamoci che siamo nel mezzo degli anni Venti del Novecento e, quindi, in un momento in cui le moderne tecnologie del cinema ancora non sono presenti.

Ma le controversie non si fermarono certo qui. Tutto il film è pervaso da una critica piuttosto pesante verso l’industrializzazione, l’alienazione provocata da ritmi di lavoro forsennati e la sete di potere di Joh Fredersen, il dittatore della città, il quale calpesta tutto e tutti pur di mantenere ogni cosa sotto il suo controllo. Il dittatore, infatti, non esita ad intraprendere azioni che potrebbero perfino portare all’uccisione del figlio. Senza contare, poi, che, pur avendo il film un sottotesto di carattere religioso (dovuto prevalentemente al romanzo della von Harbou) al di sotto della trama principale, è modernissimo, al punto da mettere in scena le due Maria come due donne indipendenti, attive e non riducibili al controllo di nessuno. L’esatto opposto dell’ideale della donna nazista proposta dal nuovo partito che sta prendendo il sopravvento, in Germania.

Insomma, ce n’era abbastanza perché Metropolis si trasformasse in un flop ritirato subito dalla maggioranza delle sale. Per decenni ne è circolata una versione simile a quella americana, ma qui è doveroso un appunto. All’epoca del muto si usava rimaneggiare pesantemente i film per le edizioni straniere, anche senza sentire il parere dello sceneggiatore e del regista. Ecco come è stato possibile che la versione per il mercato americano contenesse circa un’ora di girato in meno. La bobina originale, quella tedesca della prima di Berlino, scomparve letteralmente nel nulla per un’ottantina d’anni, salvo ricomparire fortunosamente nel museo del cinema di Buenos Aires, in Argentina, quando ormai nessuno più credeva di poterla ritrovare. È in questo modo che è stato possibile recuperare quasi tutto il film originale, ad eccezione di una decina di minuti circa. La storia della bobina stessa rappresenta una sorta di film nel film, tanto è intricata e con elementi che sfociano spesso nell’incredibile, mentre il film si trasformava gradualmente in un capolavoro mitico della storia del cinema, che ha influenzato una quantità di registi, sceneggiatori e anche romanzieri.

Il protagonista maschile, Gustav Fröhlich
La protagonista femminile, Brigitte Helm

Metropolis e i nazisti: i rapporti tra Metropolis e il nazismo furono sempre pessimi. D’altronde un film che mostra una pesante critica sociale, un dittatore che viene rappresentato in modo palesemente negativo, mentre si parla addirittura di rivoluzione da parte degli operai, non poteva soddisfare le esigenze del nuovo partito in procinto di salire definitivamente al potere. Non dimentichiamo che ci troviamo nella Repubblica di Weimar di metà anni Venti, dove c’era un fortissimo movimento comunista che per poco non trasformò la Germania in uno stato bolscevico, sulla scia della Russia del 1917. Ovviamente non è questa la sede adatta per spiegare la situazione della Germania del primo dopoguerra con la sua cronica instabilità politica, il forte partito comunista con tendenze rivoluzionarie, i movimenti operai che riscuotevano grande successo, la delusione e (spesso) la miseria dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale, la crisi diplomatica e militare nella Ruhr, il tentato colpo di stato di Hitler e via elencando, ma va almeno accennato che, senza tenerne conto, di Metropolis non si può capire a fondo la portata.

Fritz Lang e Thea von Harbou

Dunque, il film era malvisto dai nazisti, al punto che anche il regista Fritz Lang si ritrovò ben presto ai ferri corti con il nuovo partito dominante. Il punto di rottura si ebbe un po’ di tempo dopo, quando, su iniziativa di Goebbels, il capo della propaganda nazista, il suo film Il testamento del Dr. Mabuse fu proibito in tutta la Germania, in quanto antitedesco e antinazista. Gli eventi dettagliati non sono del tutto chiari, ma qualche mese più tardi, Lang abbandonò la Germania, riparando a Parigi. Il problema non era soltanto relativo ai film del famoso regista. Lang aveva origini ebree, pur essendo stato cresciuto come cattolico, e temeva di essere classificato come ebreo dalle autorità tedesche, che già lo tenevano d’occhio per via dei suoi film. Tutto ciò portò anche al divorzio dalla moglie, Thea von Harbou. Lei, infatti, a partire dall’inizio degli anni Trenta, divenne una simpatizzante sempre più infervorata di Hitler e del partito nazista. Diversi anni dopo, si iscriverà anche all’NSDAP, il partito nazista.

La copertina del romanzo La crepa, uscito alla fine del 2019

Gustav Fröhlich, il protagonista: a questo punto, vorrei aggiungere due parole su Gustav Fröhlich, il protagonista maschile di Metropolis, in quanto l’ho fatto diventare un personaggio del mio ultimo romanzo, La crepa, uscito lo scorso Natale. La parabola di Fröhlich è piuttosto diversa da quella di Lang, che abbiamo appena visto, o da quella di Brigitte Helm, la carismatica protagonista femminile che, ancora giovane, tra il 1935 e 1936 si ritirò dalle scene, in aperto contrasto proprio con i nazisti. La Helm si definì disgustata dal modo in cui essi imposero i loro metodi a tutti gli studi cinematografici tedeschi e riparò in Svizzera, senza più voler recitare, né parlare dei suoi rapporti con il Terzo Reich. Anche lei, ad ogni modo, potrebbe facilmente diventare un personaggio da romanzo, come donna antinazista che sposa un uomo ebreo in pieni anni Trenta in Germania, è vittima di diversi incidenti d’auto avvolti nel mistero e sperimenta brevemente perfino il carcere.

Ma torniamo a Gustav Fröhlich. La sua biografia è avvolta in una sorta di cono d’ombra, che lo ha reso adatto a diventare un personaggio del mio libro. Quando iniziano gli anni Trenta, Fröhlich ha già raggiunto una buona notorietà, ma resta spesso in disparte nella vita pubblica. Non si iscrive alle associazioni naziste e nemmeno al partito. Partecipa, molto raramente, a pochissimi film di propaganda, i quali, in ogni caso, non hanno molta diffusione. Parrebbe quasi che Fröhlich vi partecipi tanto raramente, soltanto per essere lasciato in pace dai nazisti. In questo modo, diviene uno dei più noti attori tedeschi del periodo, pur senza aderire al regime, come fanno molti suoi colleghi. Sarà proprio la sua mancata partecipazione attiva alle manifestazioni del nazismo, unita alla sua mancanza di amicizie all’interno dell’apparato del partito a consentirgli, dopo la seconda guerra mondiale, di proseguire la sua carriera nel cinema.

Gustav Fröhlich e Lida Baarova

Un episodio in particolare, però, mi è parso perfetto per inserire Gustav Fröhlich dentro un romanzo. Nel corso degli anni Trenta, Fröhlich ebbe una relazione con un’attrice di nome Lida Baarova, verso la quale provò un amore bruciante. Le cose filarono lisce, finché lei cominciò a vedersi, di nascosto, con un altro uomo. A complicare le cose, arrivò la brutta sorpresa, per Fröhlich, che l’amante della Baarova era niente meno che Joseph Goebbels. Al riguardo, esiste una storia, non verificata o confermata da testimonianze, che circolò in modo piuttosto insistente, sia all’epoca sia più tardi. Si diceva che Fröhlich, in preda ad una sorta di rabbiosa follia d’amore, avesse completamente perso la testa, una volta scoperto di Goebbels, al punto da arrivare addirittura a schiaffeggiarlo in un attacco d’ira. Sebbene l’episodio non sia suffragato da fonti, era perfetto per essere inserito in un romanzo come il mio, in cui si ipotizza una Germania vincente dopo la seconda guerra mondiale. Quale occasione migliore di entrare nelle pieghe offerte dalla storia e ipotizzare che la faccenda del furibondo litigio tra Fröhlich e Goebbels fosse vera? Per chi fosse curioso, nel mio romanzo compare Gustav Fröhlich in persona a partecipare agli eventi e a far luce sui suoi rapporti con Lida Baarova.

Fritz Rasp, lo Smilzo di Metropolis

Influenze di Metropolis: due parole, sulle migliaia e migliaia che si potrebbero scrivere, vanno dette su questo argomento. Metropolis ha avuto influenze enormi su molto di quanto è venuto dopo ed è, cosa non secondaria, uno dei rari film muti ad essere rimasto ancora attuale, a quasi cent’anni di distanza dalla sua uscita.
La tematica legata all’alienazione e allo sfruttamento del lavoro, è inutile sottolinearlo, è ancora attualissima. Proprio come si vede in Metropolis, l’avvento di tecnologie sempre più sofisticate, anziché produrre miglioramenti anche nella sfera lavorativa, provoca nuove forme di sfruttamento generalizzato, fornendo spunti utili di riflessione ancora oggi. Anche la figura dittatoriale di Joh Fredersen, legata al suo ruolo imprenditoriale, getta una luce inquietante su molti eventi di oggi, senza contare che un personaggio fondamentale del film come lo Smilzo (di cui non ho parlato per ragioni di spazio), ovvero il dipendente che si arricchisce assecondando le peggiori inclinazioni del superiore, non pare per niente aver perso in attualità ed espressività.

Dunque, Fritz Lang, col suo film avanguardistico, ha influenzato molti che sono venuti dopo di lui. A solo titolo di esempio, citerò Guerre stellari (le influenze sono varie nel ciclo di Lucas, ma per citarne una chiara: osservate il robot D3-BO e l’androide Maria di Lang e noterete ben più di qualche somiglianza); Alien, a suo modo, ha ripreso temi lanciati da Metropolis con molto anticipo; nel film The Wall di Alan Parker, che mette in scena l’omonimo doppio album dei Pink Floyd, c’è una citazione diretta della scena degli operai che, come innumerevoli marionette, entrano negli ascensori per andare al lavoro. Infine, non può mancare Blade Runner.

Roy Batty, il cattivo di Blade Runner, interpretato da Rutger Hauer
Pris, la fidanzata di Roy Batty in Blade Runner, interpretata da Daryl Hannah

Spendo qualche parola in più su quest’ultimo film, perché esso vuole essere quasi un seguito di Metropolis. Qui le influenze e i rimandi sono continui. La gigantesca e claustrofobica città di Los Angeles, è una versione modernizzata della Metropolis di Lang. Addirittura, ad un certo punto, compare una vista dall’alto del tetto di uno dei grattacieli della città che, sebbene in un primo momento non ci si faccia caso, ad uno sguardo più attento non c’entra niente con l’architettura dei palazzi di Blade Runner: si tratta del rifacimento di uno dei disegni creati per la sceneggiatura di Metropolis. Inoltre il tema della corruzione dilagante e della vita impossibile in una città ipertecnologica, viene direttamente dal famoso film tedesco, e pure il tema degli androidi ai quali Harrison Ford deve dare la caccia. Purtroppo, le analogie e i richiami finiscono qui. Purtroppo, nel senso che la profondità dei personaggi protagonisti del film (e della maggioranza delle tematiche affrontate), non sfiora nemmeno quella delle controparti di Metropolis. Qui, Freder e Maria (interpretati da Gustav Fröhlich e Brigitte Helm) sono due personaggi a tre dimensioni, nonostante le limitazioni del muto, mentre Deckard e Rachel (Harrison Ford e Sean Young) sembrano molto più piatti, senza contare la quantità di stereotipi completamente scontati e deleteri che questi personaggi mettono in scena nel loro rapporto uomo-donna. Non ho lo spazio per dilungarmi e spiegare tutto, ma l’androide Rachel è una donna priva di indipendenza, che soggiace al comportamento clamorosamente maschilista di Deckard (tra l’altro, Harrison Ford non è nuovo a simili personaggi, per esempio in Guerre stellari e in Indiana Jones), laddove Freder e Maria, in Metropolis, esprimono ben altro, a dispetto della zavorra costituita dal sottotesto di stampo religioso che scorre al di sotto del film (sebbene Lang l’abbia reso decisamente meno evidente di quanto la von Harbou lo avesse pensato.)

Al contrario, Blade Runner è eccezionale, oltre per l’ambientazione, per i personaggi dei cattivi, sebbene poi, alla fine, tanto cattivi non siano. Se in Metropolis c’è lo Smilzo a fare la parte del cattivo, insieme a Joh Fredersen, facendone uscire un personaggio decisamente sgradevole e malvagio, in Blade Runner c’è Roy Batty (interpretato magistralmente da Rutger Hauer), affiancato da Pris (Daryl Hannah). È proprio qui che il film ottiene i risultati migliori, con dei cattivi a tuttotondo. Ovviamente, è da segnalare la perla del famosissimo e magnifico monologo di Rutger Hauer alla fine del film (monologo di cui Hauer è anche l’autore). Insomma, un altro film da vedere certamente, senza dimenticare il più illustre (ed elevato) progenitore.

Amore a Metropolis: l’ultimo tema da affrontare è proprio l’amore, che risulta un movente fondamentale nella trama del film, ancora di più nella versione restaurata. Se, infatti, c’è un amore evidente, quello tra i due protagonisti della storia, Freder e Maria, i quali si innamorano e cercano insieme di aiutare gli operai ad emanciparsi, ce n’è anche un altro, sullo sfondo, forse ancora più rilevante. La parte principale della trama vede i due protagonisti, aiutati da Josaphat (la von Harbou ha usato diversi nomi con richiami religiosi), un dipendente licenziato da Joh Fredersen e salvato dal suicidio proprio da Freder (altro tema all’avanguardia per il 1927), essere sempre più innamorati uno dell’altra, passando attraverso un crollo fisico e mentale di Freder quando Maria viene rapita improvvisamente da Rotwang, lo scienziato di Metropolis, per utilizzarla al fine di dare al suo androide le sue sembianze ed usarla, poi, contro lo stesso Freder. Questo è un piano ideato da suo padre, il dittatore della città, per neutralizzare la rivolta degli operai, ma Rotwang è un personaggio molto più complesso e non si limita ad assecondarne la volontà.

Egli, infatti, il geniale scienziato inventore delle macchine che tengono in vita Metropolis, appare fin da subito in preda ad evidenti squilibri mentali. A prima vista, ciò sembra rientrare nel luogo comune dello scienziato pazzo, ma poi si scopre che il suo stato di alterazione mentale ha una causa ben precisa. Da giovane, Rotwang aveva una relazione con una bellissima donna, Hel (che nel film non compare mai in scena). Durante questa relazione, Hel viene sedotta da Joh Fredersen, il quale riesce con delle lusinghe a portarla via a Rotwang. Hel, poi, rimarrà incinta e darà alla luce Freder, ma morirà durante il parto. Sono questi i fatti che provocano la follia di Rotwang. Lui, a distanza di tanti anni dalla morte di Hel, la ama ancora e non sa darsi pace, al punto da tenere in casa sua una statua di Hel, che ogni giorno disvela da dietro un pesante tendaggio e con cui parla, stravolto dal dolore. Rotwang, il quale ha scoperto come creare un androide e donargli sembianze umane, in modo da renderlo indistinguibile da un umano vero, ha lo scopo segreto di dare al suo androide le fattezze di Hel, per farla rivivere ed amarla nuovamente. Quando, però, Joh Fredersen si presenta all’improvviso in casa sua chiedendogli di dare all’androide il volto di Maria, così da poterlo usare contro gli operai, Rotwang finge di accettare, elaborando l’idea di rivolgere l’androide contro lo stesso Joh Fredersen. A questo punto, in un crescendo di complicazioni nella trama, basti dire che il piano di Rotwang per mettere in atto la sua vendetta contro l’uomo che ha provocato la fine della sua storia con Hel e la sua morte, finirà in piena tragedia.

È quasi come se Lang avesse messo in scena, oltre a due città opposte (quella del sottosuolo e quella in superficie), anche due amori opposti: quello tra Freder e Maria, a lieto fine, e quello tra Rotwang ed Hel, più sotterraneo ma assolutamente determinante per la storia, tragico dall’inizio alla fine.

Essendo personalmente interessato agli amori tragici (i pochi ardimentosi lettori del mio primo libro se ne saranno accorti) e alle rappresentazioni dell’amore in cui esso diventa un fattore negativo per le persone, ho voluto proprio per questo, in un mio lungo racconto inedito, far rivivere il personaggio di Hel. Tra l’altro, sebbene non sia noto se la cosa abbia un nesso col film, nella mitologia norrena Hel è la dea dei morti e, quando in Metropolis lei compare sotto forma di statua in casa di un Rotwang stravolto dal dolore, quest’ultimo sembra quasi star parlando con una dea.

Concludo questo lungo intervento (ma occorrerebbero diversi volumi per parlare in modo esauriente di Metropolis) con un invito, anzi più di uno: guardate il film di Lang, ancora oggi attualissimo e riguardate Blade Runner con occhi nuovi, alla luce dell’illustre progenitore tedesco di un secolo fa. E, se volete, date un’occhiata anche al mio ultimo romanzo, nel quale Metropolis ricomparirà attraverso il suo protagonista maschile.

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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