Tolkien e la Grande Guerra – terza parte

Mentre Tolkien, in Inghilterra, si trova in bilico tra la vita e la morte in una stanza d’ospedale, la guerra continua. I suoi amici del TCBS, Wiseman e Smith, si trovano ancora in Francia. L’offensiva sul fronte della Somme dura ormai qualche mese, senza aver ottenuto risultati apprezzabili. Il numero degli uomini fuori combattimento aumenta a dismisura ogni giorno da ambo le parti e i guadagni territoriali da parte inglese (sono gli inglesi, infatti, ad aver lanciato l’offensiva il 1 luglio 1916) sono, al più, di qualche chilometro. Per fare un solo esempio, la collinetta di Thiepval, dove oggi sorge l’imponente memoriale ai dispersi della Somme progettato da Edwin Lutyens, avrebbe dovuto essere conquistata, subito dopo l’inizio delle operazioni, in un paio di giorni al massimo, secondo i piani del comando inglese. Passò realmente in mano ai britannici soltanto nel corso del mese di settembre.

Il memoriale di Thiepval, sulla Somme. Davanti al momnumento trova posto un cimitero anglo-fancese (sulla sinistra si vede quello inglese, sulla destra quello francese)

Mentre l’autunno sta per lasciare il posto all’inverno, il sottotenente Tolkien si trova ancora in prima linea, in mezzo al fango della Somme, in uno stato d’animo sempre più abbattuto. La guerra sembra non avere mai fine, le notizie dagli amici Smith e Wiseman giungono inevitabilmente frammentarie; inoltre Tolkien non perde mai di vista, nella mente, la giovane moglie Edith che lo attende in Inghilterra, senza contare che il ricordo di Robert Gilson, deceduto durante il primo giorno di operazioni sulla Somme, è quasi ossessionante.

La tomba di Robert Quilter Gilson, nel cimitero militare inglese di Becourt

Il più intimo amico di Tolkien, Geoffrey Bache-Smith, nel frattempo, seguita a scrivergli lettere in cui sostiene che è proprio lui, Tolkien, a doversi assumere l’onere di portare avanti gli ideali del TCBS. Pare quasi che Smith, pur trovandosi in quel periodo in seconda linea, si senta in pericolo e voglia accertarsi che qualcuno si occuperà di portare avanti tutto ciò per cui lui, Wiseman, Tolkien e il defunto Robert Gilson, si sono sempre impegnati. Tolkien, però, non è dello stesso avviso. Trovandosi in uno stato psicologico che oggi potremmo con buona probabilità definire di depressione, il giovane sottotenente filologo di Oxford scrive al caro amico Smith che per lui il TCBS è finito con la morte di Gilson. Sostiene di non essere in grado di vedere prospettive per il vecchio sodalizio iniziato ai tempi della scuola. Smith, però, non vuole arrendersi a questo epilogo. Per lui il TCBS è quasi una ragione di vita, senza contare che anche Wiseman concorda con lui sul fatto che sia Tolkien il più adatto, tra loro, ad essere il portabandiera del TCBS. In definitiva, Smith tenta di tirare dritto, nonostante lo strappo che ha visto aprirsi dolorosamente con il grande amico Tolkien. Sembra quasi di intuire il pericolo dal quale si sente avvolto Smith, mentre cerca disperatamente di tenere in piedi una delle poche cose che per lui hanno ancora un significato profondo, in mezzo alla guerra: il vecchio TCBS.

Geoffrey Bache-Smith in uniforme


Ci troviamo, ormai, nel mese di dicembre e Smith si trova in seconda linea, di passaggio. Non ci sono combattimenti in corso ma, si sa, l’imprevisto è sempre in agguato. A volte le granate cadono fuori bersaglio. Si sente nell’aria il sibilo di un proiettile tedesco finito completamente fuori dalla zona di combattimento. L’esplosione scaraventa in aria Smith, il quale, dopo essere rovinato a terra, si rialza quasi subito. Sembra non essere accaduto nulla di speciale, ma uno dei soldati che si trovano con lui, dice a Smith che sta perdendo sangue. Contrariato, quest’ultimo si reca alla dressing station più vicina, ovvero un posto di primo soccorso. Il medico dice a Smith di prendere posto sull’ambulanza e di farsi medicare la ferita in ospedale, poiché non può permettergli di andarsene in giro mentre seguita a perdere sangue. Qualche ora più tardi, Smith si trova in ospedale, dove viene sistemato tra i feriti lievi. D’altronde è cosciente, parla, cammina da solo.

Non è tutto oro quel che luccica, però. La ferita di Smith, non curata, continua a perdere sangue, mentre lui si indebolisce e inizia a formarsi un’infezione. Alcune ore più tardi, Smith sente salire la febbre e, durante la notte, perde i sensi. Lo ritroveranno il mattino dopo, il 3 dicembre 1916, morto, in mezzo ad altri feriti lievi del giorno prima, diversi dei quali hanno subito la sua stessa sorte. Nel caos dell’ospedale, Smith non è stato nemmeno visitato.

La tomba di Geoffrey Bache-Smith, nel cimitero militare inglese di Warlincourt


Tolkien, il quale mentre accade tutto questo è stato rimpatriato in Inghilterra in seguito alla cosiddetta febbre da trincea, apprenderà la notizia della morte del suo più intimo amico quando già si trova in ospedale. Anche questo costituirà un altro trauma della sua guerra. Per tutta la vita rimpiangerà di non aver ricucito lo strappo con Smith riguardo al TCBS e di non aver più rivisto l’amico.


Il nuovo anno, il 1917, Tolkien lo trascorre integralmente in ospedale, dove con lentezza esasperante inizia a riprendersi e, quando si sente un po’ meglio, a buttare giù i primissimi nuclei di testo che andranno a costituire il Silmarillion. Dopo più di un anno di ospedale, seguitando a scambiarsi lettere con il solo Wiseman (unico sopravvissuto tra i suoi tre cari amici del TCBS), all’inizio del 1918 i medici concedono finalmente il nulla osta per le dimissioni dall’ospedale e Tolkien si prepara ad abbandonare ancora una volta Edith, per tornare in Francia, dove ormai è quasi certo di trovare la morte. Appena prima di lasciare l’ospedale, già col certificato per uscire in mano, Tolkien ha un malore. Viene chiamato un medico, il quale lo ricovera nuovamente d’urgenza. Si tratta di un’infezione allo stomaco, contratta durante la precedente degenza. Tolkien resterà, quindi, in ospedale fino all’armistizio, avvenuto nel novembre 1918, sopravvivendo alla guerra.


Uscito dall’ospedale, resta in Inghilterra, dove l’esercito lo destina ad incarichi leggeri insieme ad altri reduci in condizioni di salute precarie come le sue, in attesa del congedo. Nel frattempo, continua a scrivere e a tentare d’intraprendere la carriera universitaria. Trova anche il modo di raccogliere le carte con le poesie di Smith, portandole in giro da diversi editori, per farle pubblicare postume.

Fu Tolkien stesso a sostenere, in uno dei rarissimi momenti in cui parlò direttamente della guerra, che senza la sua esperienza da soldato, il Signore degli Anelli non avrebbe mai visto la luce (smentendo, tra l’altro, l’interpretazione che vorrebbe gli orchi come immagine dei nazisti, legando il tutto alla seconda guerra mondiale.)
Chiudo con la lapidaria affermazione di Tolkien stesso, con la quale riassunse la sua esperienza di guerra: “Entro il 1918, tutti i miei migliori amici, tranne uno, erano morti.”

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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