Tolkien e la Grande Guerra – seconda parte

Siamo giunti all’autunno del 1915. Tolkien si è appena laureato ad Oxford e, sebbene le sue origini tedesche e il suo carattere non gli permettano una scelta semplice, alla fine decide di arruolarsi come volontario nell’esercito. Prima di partire, però, vuole fare un’ultima cosa: sposare Edith. I due trovano in fretta e furia un prete cattolico disposto a celebrare il matrimonio, si sposano e Tolkien, dopo soli tre giorni di matrimonio, parte per l’addestramento militare.


Il giovane laureato oxoniano sceglie di entrare nel reparto dei segnalatori, dove spera di poter almeno mettere a frutto in campo militare la sua grande memoria per i codici e le sequenze complicate. Rimarrà, però, subito deluso dalla noia mortale della vita militare, dall’addestramento che uccide ogni facoltà mentale e dall’impossibilità di intrattenere una conversazione decente con gli altri soldati. Per un tipo abituato a parlare in latino con gli amici, com’è Tolkien, si tratta di una discesa dalle stelle alle stalle. Ciononostante, stringe i denti e durante i primi mesi del 1916 completa l’addestramento, diventando finalmente sottotenente segnalatore dell’esercito.

Tolkien in uniforme, subito prima della partenza per il fronte occidentale


Nella primavera del 1916, dunque, dopo mesi di noia trascorsi a scrivere lettere a Smith, Gilson, Wiseman ed Edith e a prendere appunti sulle poesie che desidera scrivere dopo la guerra, è in attesa di partire per il fronte. Sul finire di maggio, finalmente, prende la nave per Calais e ai primi di giugno approda nel gigantesco centro logistico britannico di Étaples, in Francia.
Qui trascorrerà più di un mese, ancora una volta nella noia più completa, in attesa di una destinazione definitiva. Mentre Tolkien occupa il tempo prendendo appunti e scrivendo lettere agli amici, si comincia a vociferare di una immensa offensiva inglese in preparazione per l’estate. Qualche settimana ancora, e si scatena l’offensiva della Somme, uno dei più catastrofici fallimenti dell’intera guerra. Nel frattempo, le lettere di Tolkien con i suoi amici già al fronte si riempiono ossessivamente di domande su come sarà morire andando all’attacco. Dopo una lunga attesa, però, finalmente arrivano notizie certe. Anche Tolkien riceverà il battesimo del fuoco nella zona del fronte del fiume Somme.


A metà luglio, dopo un paio di settimane nelle quali l’esercito inglese partecipa ad una serie di inutili massacri, Tolkien arriva in prima linea, mentre il suo umore diventa sempre più depresso. Non c’è quasi più verso di prendere appunti in trincea, si può solo tentare di restare vivi. Per fortuna, almeno è riuscito ad elaborare un sistema grazie al quale riesce ad indicare con precisione ad Edith tutti i suoi spostamenti, eludendo la censura militare. In questo modo, Edith è una delle pochissime giovani mogli della Grande Guerra a sapere per filo e per segno dov’è il marito.

Un’immagine della desolante distruzione del fronte occidentale durante la Grande Guerra


Mentre si trova nel fango della Somme, Tolkien viene colpito dalla prima tragedia. Robert Gilson, uno dei quattro del TCBS, non supera la prima giornata di attacchi sulla Somme. Il 1 luglio 1916, Gilson entra a far parte dei 57mila caduti inglesi, di cui 20mila morti. Tolkien inizia a pensare sempre di più di essere destinato a morire lui stesso, sebbene gli altri due sopravvissuti, Smith e Wiseman, riconoscendo che è lui quello con le doti intellettuali migliori, lo spronino a resistere, perché deve essere Tolkien a portare avanti i valori del TCBS.

La pistola del sottotenente Tolkien, usata durante il suo periodo sul fronte della Somme


Giunge così l’autunno e arriva con esso anche una quasi rottura tra Tolkien e Smith, i due amici più intimi del club letterario. Tolkien è profondamente depresso. Non si è mai ripreso dalla morte di Gilson e la vita di guerra gli fa male sotto molti punti di vista. Dichiara, quindi, a Smith che per lui il TCBS è morto e sepolto, anche ammesso che qualcuno di loro sopravviva alla guerra. Ne nasce uno scontro tra i due, destinato a non ricucirsi più.


Non molte settimane dopo, Tolkien viene trovato riverso nel fango di una trincea della Somme, privo di sensi, da alcuni soldati di passaggio. Siamo in pieno autunno francese, freddo e gelido. Lo portano subito ad uno dei punti di primo soccorso, dove il medico lo manda immediatamente in ospedale, nelle retrovie. Qui lo dichiarano vittima di quella che allora si chiamava febbre da trincea e lo imbarcano sulla nave ospedale con urgenza, poiché è in pericolo di vita e in Francia non ci sono le medicine adatte per quella malattia. Più o meno verso la metà di novembre, quando il comando inglese dichiara chiusa l’offensiva sulla Somme (senza aver ottenuto quasi nessuno degli obiettivi dichiarati), Tolkien si trova, quindi, in Inghilterra, tra le mura di una stanza d’ospedale, ancora debolissimo.

Pubblicato da gchiarol

Autore di La Morte attende tranquilla e La crepa (Meligrana Editore)

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